Costumi tradizionali femminili| Piana degli Albanesi

Piana degli Albanesi " Hora e Arbėreshėvet "


Piana degli Albanesi " Hora e Arbėreshėvet "(C) 2013-14


Piana degli Albanesi

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" Hora e Arbėreshėvet "



I costumi tradizionali femminili

Piana degli Albanesi Oggi :




I costumi tradizionali femminili

Il costume tradizionale femminile, come la lingua e il rito, e' uno dei segni piu' evidenti della diversita' culturale degli arbereshe che vivono nel territorio siciliano.
E' una singolare espressione d'autocoscienza locale che manifesta anche in questo modo la volonta' di conservare insieme identita' e tradizioni.
Gli abiti tradizionali, pur se vengono ancora tramandati da madre a figlia e conservati gelosamente, sono ormai sempre piu' lontani dalla loro destinazione originaria avendo perso il legame con gli eventi.
Non sono piu' abiti ma costumi e sono diventati strumenti di identificazione che assolvono quasi esclusivamente a funzioni simboliche circoscritte ad alcune occasioni: il giorno delle nozze, la Settimana santa ed altre poche cerimonie religiose e festive.
La domenica di Pasqua, poi, a Piana degli Albanesi viene resa veramente indimenticabile dal fantasmagorico sfoggio di colori dei ricchissimi e smaglianti costumi tradizionali, che danno un tono particolarmente lieto alla festivita', nonche' dal tripudio di voci con cui si esalta la resurrezione di Cristo al cento del "Christos anesti".




I costumi tradizionali femminili

Una classificazione degli abiti puo' essere effettuata sulla base della loro destinazione d'uso tenendo preliminarmente presente che gli abiti invernali si caratterizzano per la qualita' dei tessuti (panno, lana e velluto) e per la maggiore sobrieta' dei colori (in prevalenza nero) mentre gli abiti estivi si differenziano per caratteristiche cromatiche piu' vivaci (in prevalenza rosso) e per stoffa (seta, taffetas, raso, crèpe georgette, cotone).



Abito della festa.

Quest'abito, oggi usato indifferentemente in qualsiasi occasione di festa, veniva tradizionalmente indossato nelle ricorrenze piu' importanti (S.Giorgio, Vergine Odigitria, S. Demetrio), nei battesimi e nei matrimoni.
Si compone di una gonna di seta rossa arricciata in vita, proposta in due versioni:
ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali,
e xhellona me kurore, adornata a partire dall'orlo con fasce d'oro (kurore) o d'argento lavorate a fusello.
Altre componenti sono: il grembiule nero o bleu di pizzo (vanterja); il busto (cerri); la camicia di lino bianco (linja) a maniche lunghe e ampie; il corpetto (krahet) rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino (xhipuni); il merletto (petini)che ricopre la parte superiore del seno; la mantellina (mandilina) di seta azzurra con l'orlo ricamato in oro; la cintura in argento con placca frontale (brezi); un certo numero di fiocchi (shkokat) il cui numero di petali varia secondo la collocazione: fiocco del capo (shkoka te kryet), fiocco anteriore (shkoka perpara), fiocco posteriore (shkoka prapa).

Esisteva anche una versione invernale di quest'abito, usato dalle donne sposate, i cui componenti essenziali erano: un'ampia gonna di panno nero, il giubbino (xhipuni) con collare e polsini (pucet) ricamati in oro a punto pieno, mantellina bianca e fiocco per il capo. Completano il costume i gioielli: orecchini pendenti (pindajet) d'oro rosso o bianco con pietre preziose incastonate (diamanti, smeraldi, rubini); girocollo di velluto con pendente (kriqja e kurcetes) anch'esso con le medesime pietre preziose incastonate; anello con diamanti grezzi a forma rotonda (domanti); collana a doppio filo di pietre di granata chiusa in piu' punti da sfere di filigrana (rrusarji) con pendente di varia forma contenente in origine una reliquia.



Abito nuziale

Se l'uso degli abiti tradizionali va man mano riducendosi alla sola giornata di Pasqua, l'abito nuziale invece e' ancora largamente utilizzato e preferito al comune abito bianco.
Questo costume non e' che l'abito della festa nella versione con ncilona.
Gli elementi che lo caratterizzano sono: le maniche, in seta rossa ricamata in oro con motivi floreali, chiuse ai lati esterni da dodici fiocchi a quattro petali; il velo (sqepi) color crema fissato ai fianchi sulla cintura (brezi); copricapo (keza).
Antecedente all'uso dell'abito in seta ricamato in oro, era l'uso di un abito in broccato ricamato con fili di cotone multicolore su disegni a soggetto floreale (pampinija) evolutosi successivamente con l'utilizzo di tessuto damascato.



Abito di mezza festa

Non e' che l'abito della festa nella versione con la gonna ad una o due fasce (xhellona me nje o me dy kurore), con giubbino (xhipuni) e con un numero inferiore di fiocchi. Quest'abito, completato dalla mantellina, veniva usato per andare a messa ed in processione.






Abito del lutto

Caduto ormai in disuso, questa versione dell'abito comprendeva una gonna di taffetas nero (fodhija) con l'orlo listato da velluto dello stesso colore, il giubbino nero (xhipuni) di velluto o seta, merletto (petini) di pizzo o seta.
La sua caratterizzazione piu' forte e' dovuta ad un ampio manto (menti) di taffetas nero a forma di mezzaluna che, fermato sul capo, avvolgeva il corpo con ampie volute.
L'abito, senza gioielli, era indossato dalle donne sposate in circostanze luttuose e, con il solo brezi, il venerdi santo nelle funzioni liturgiche e nella suggestiva processione del Cristo morto.
Nella stessa occasione le giovani donne nubili usavano la gonna damascata (pampinija) col manto nero (menti) raccolto su un fianco.


Abito giornaliero

E' costituito da un'ampia gonna, lunga fino ai piedi, di panno o cotone nero, da un busto di velluto, raso o cotone di vario colore (nero, viola, bleu, verde, senape ecc.) con ampie maniche strette ai polsi, da una mantellina bianca d'estate e celeste d'inverno, entrambe bordate da nastro di seta bianca.










La gonna con le fasce

(xhellona me kurore) riporta, a partire dall'orlo, un certo numero di fasce lavorate a fusello (tombolo a filo d'oro) secondo una tecnica artigianale, applicata al cotone, ampiamente diffusa in Sicilia.
E' quindi ipotizzabile che gli arbereshe, appresa questa tecnica l'abbiano pero' applicata nella lavorazione dei fili d'oro per i ricami dei propri abiti.
Il numero delle fasce, a seconda della funzione e dell'uso, varia da uno a tre.
Secondo fonti della tradizione orale, la gonna con una fascia veniva indossata per le funzioni religiose giornaliere e in altri momenti della giornata riguardanti lo svolgimento di doveri sociali, quella a due fasce per la messa domenicale e quella a tre per cerimonie ancora piu' importanti come la festa di S. Giorgio, patrono di Piana degli Albanesi.
La gonna a tre fasce era indossata con camicia di tela bianca (linja) a maniche larghe, nota come "levantina", (adoperata in prevalenza dalle donne piu' giovani per la sua linea moderna e audace) oppure con giubbino (utilizzato dalle donne piu' mature).
Durante la Settimana santa (Java e madhe) si riscontra in modo particolare quanto gli abiti, stante la stretta relazione tra i significati dei suoi componenti e la liturgia bizantina, siano un segno dell'identita'.
I primi tre giorni della Settimana le donne partecipavano alle cerimonie religiose in abito giornaliero mentre a partire dal giovedi venivano utilizzati gli abiti della festa.
Il venerdi si indossava anche la fodhija.
La domenica di Pasqua era, ed e' ancora, un tripudio di abiti della festa quasi a simboleggiare, con la loro ricchezza e i loro colori, la gioia della Resurrezione.
Accessori principali


Brezi

E' il principale ornamento del costume e consiste in una cintura in argento formata da placche unite al centro da una borchia cesellata a mano raffigurante soggetti di carattere religioso, per la maggior parte santi della tradizione orientale e protettori di Piana (S. Giorgio, S. Demetrio, Vergine Odigitria, San Vito).
Nella lingua albanese brez significa "generazione", "stirpe", "discendenza", "progenie" a conferma del fatto che la cintura viene assunta a simbolo della maternita'.
E infatti nello scambio rituale di doni durante il fidanzamento, brezi veniva donato, alcuni giorni prima delle nozze in occasione dell'esposizione della dote o di solenni festivita', alla futura sposa per augurarne la fecondita'.
A conferma ulteriore dell'origine votiva della cintura, al soggetto sacro della borchia centrale la coppia si affidava affinche' fosse loro assicurata la fertilita' e quindi la continuita' delle generazioni.
Questo accessorio fondamentale, a testimonianza degli stretti legami con la cultura siciliana, veniva realizzato a Palermo.



Keza

Accessorio dell'abito nuziale, e' un copricapo di velluto di colore cremisi e verde ricamato in oro e in argento con motivi floreali, incavato all'interno e utilizzato a sostegno del velo (sqepi). Viene altresi usata con l'abito del venerdi santo a sostegno del manto nero.
Keza e' il simbolo del nuovo status sociale che la donna, sposandosi, viene ad assumere e della responsabilita' che ne deriva.



Sqepi

E' un velo in finissimo voile di seta color ocra utilizzato nelle cerimonie nuziali solo dalle spose. Esso pende dalla keza e viene fermato ai fianchi. Una collezione, in via di completamento, di larga parte delle tipologie del costume, unitamente a numerosi accessori di notevole valore storico e artigianale, e' custodita presso il museo civico "Nicola Barbato" di Piana degli Albanesi.






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